“Bambini nel tempo”, Ricardo Menéndez Salmòn

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IMG_6642Bambini nel tempo” è un romanzo speciale. Dolorosissimo e dolcissimo nella sua semplicità. Il tema centrale è l’infanzia: quella perduta troppo presto, quella negata, quella ignorata, quella attesa e quella appena sbocciata.

Ricardo Menéndez Salmòn, scrittore spagnolo molto noto nel suo paese e insignito di uno dei riconoscimenti internazionali più prestigiosi, ha scritto un libro convincente ed emozionante senza mai perdere di vista il senso più intimo della narrazione.

Il libro si suddivide in tre parti: “La ferita” e “La pelle” aprono e chiudono il testo, mentre nella parte centrale spicca “La cicatrice” un racconto insolito, originale e di grande potenza. A prima vista, i racconti sembrano slegati e non avere nulla in comune se non l’argomento trattato, ma poi tutto assume una forma più coesa e come i tasselli di un mosaico le tre storie generano un’immagine finale unica e brillante.

Il punto iniziale della narrazione è il dolore più antico e più temuto: la perdita di un figlio. Un’assenza di tal fatta crea crepe e disfacimento tutt’intorno: è possibile ricostruire laddove tutto è crollato? Sembra questo il quesito che si pone lo scrittore attraverso la vicenda terribile di Elena e Antares, una coppia affiatata e innamorata che porterà  su di sé un insopportabile macigno. La loro sorte sembra segnata sin dalle prime pagine del romanzo, ma forse nel tempo sarà possibile per loro rialzarsi dal terreno fangoso in cui i due protagonisti sembrano annegare.

Alla storia di Elena e Antares fa seguito la narrazione di un’altra infanzia: quella ignota del piccolo Gesù. Lo scrittore vuole rendere omaggio al bambino che il Dio di Nazareth è stato e come in un sogno immagina le sue prime esperienze: si chiede se sia stato un bimbo sorridente o tendente al pianto, quale sia stata la sua prima parola, quali le sue paure e le sue gioie…un racconto immaginario e simbolico intimamente legato alla possibilità di superare il dolore della perdita.

Infine, l’ultimo racconto ci trasporta sull’isola di Creta, terra mitica e immaginifica che apre un’ulteriore spazio per la riappropriazione del significato ultimo della vita. Conosciamo un’altra donna, Helena, che giunge a Creta confusa e pensierosa. Con lei un bagaglio speciale: Helena è incinta. Sull’isola, in una spiaggia silenziosa dove l’unico rumore è dato dal suono calmante dell’infrangersi delle onde sulla battigia, Helena incontra un uomo cortese e misterioso.  Per entrambi sarà l’occasione di una nuova rinascita.

Ho letto questo libro in pochissimi giorni, complice la bellezza di una scrittura aggraziata e intima, capace di descrivere con precisione e rispetto gli scompigli dell’animo.

Un romanzo doloroso come un pugno allo stomaco e allo stesso tempo delicato come una carezza gentile. Un libro scritto con poesia e intensità, un immersione nel dolore e una risalita verso la luce. Un testo che celebra la speranza, la vita e la preziosità dell’infanzia.

Se potete, leggetelo.

 

 

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