“Fuga dal campo 14”, Blaine Harden

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Non capita spesso di leggere un libro e di rimanerne assolutamente catturati, ma anche infastiditi e sconvolti. Accade raramente, ma quando succede non si può fare finta di niente. Bisogna interrogarsi su quello che si legge, sui motivi di tale subbuglio emotivo e chiedersi se vale la pena di sentirsi così a disagio per una lettura. Con “Fuga dal campo 14” non si può fare a meno di stare male, ma anche di sentirsi arricchiti ed è per questo che si continua a leggere fino alla fine e senza sconti.

Mentre scoprivo la storia di Shin Dong-hyuk, il protagonista di queste pagine, non potevo credere a quello che veniva raccontato…mi dispiacevo per lui e mi chiedevo se davvero un essere umano possa vivere ancora oggi un’esperienza tanto devastante.

La storia, lo sappiamo bene, è colma di tragedie sociali, di guerre e di stermini. E pur sapendolo, facciamo l’errore di relegare questi eventi in un tempo passato, in un epoca che non ci appartiene più e che richiamiamo alla memoria soltanto quando si appresta ad arrivare il giorno di qualche commemorazione. Ma ci sbagliamo profondamente nel credere che certe violazioni dei diritti umani non si verifichino più come un tempo e che viviamo in un mondo in cui la libertà è garantita a tutti.

Fuga dal campo 14” sovverte queste convinzioni e al lettore non resta altro da fare che aprire gli occhi su una realtà che ancora ignorava. Ci troviamo in Corea del Nord e Shin è un sopravvissuto a un campo di prigionia tuttora esistente. Si apprende che, nascosti tra le impervie catene montuose del paese, sono ubicati dei campi (molto simili a quelli di concentramento nazisti) dove uomini e donne sono maltrattati, sfruttati, malnutriti e torturati. Vivono lì perché prelevati nel cuore della notte, colpevoli di simpatizzare per l’opposizione politica, e non hanno nessuna garanzia di uscirne vivi, perché di fatto per lo Stato nordcoreano diventano dei desaparecidos. Alcuni di loro sono addirittura nati all’interno dei campi e non conoscono null’altro se non le regole disumane che governano questo posto.

Shin è tra gli sfortunati cresciuti senza nessun contatto con il mondo esterno, ignaro che al di là delle recinzioni elettrificate potesse esistere un posto più sereno e civile.

La storia di Shin è raccontata dalla penna attenta e sensibile di Blaine Harden, giornalista americano che incontra il sopravvissuto per più di due anni e ne raccoglie le vicende e i dolori. La prima volta che Blaine Harden conosce Shin, gli appare davanti agli occhi un uomo smilzo, sofferente, molto più vecchio di quello che è in realtà. Shin porta nel cuore il sospetto e la diffidenza nei confronti degli altri ed è per questo che stenta a mostrarsi aperto e confidenziale. Come si legge in queste pagine, Shin non conosce nemmeno l’esistenza della parola Amore, nessuno gli ha mai detto che ci si può voler bene, che esistono la solidarietà e l’aiuto reciproco, che tra una madre e un figlio si instaura il legame più intenso del mondo.

Shin conosce soltanto poche regole sociali, quelle basate sulla sopravvivenza e sul latinismo “mors tua, vita mea“. Al campo 14, i bambini frequentano la scuola, ma non imparano a leggere e a scrivere. Entrano nelle aule sgangherate soltanto per ripetere a memoria quelle regole ferree ed essere instradati ai lavori pesanti da insegnanti intransigenti che utilizzano ogni metodo pur di riuscire nel loro intento, persino picchiare a morte un alunno, colpevole di una semplice dimenticanza.

Fuga dal campo 14” è un libro che racconta l’orrore. Una fetta di storia che è il passato, ma anche il presente e che rischia di diventare anche il futuro per molti esseri umani. La Nord Corea smentisce fermamente la presenza di questi campi di prigionia e continua imperterrita a diffondere una politica del terrore. Le associazioni umanitarie sono impegnate in questa battaglia per i diritti umani, ma è una battaglia estenuante e dispendiosa di forze e di mezzi, ma necessaria e urgente.

Consiglio assolutamente la lettura di questa testimonianza. Vi attendono pagine intense, apprenderete informazioni importanti, e vi ritroverete con il respiro interrotto e un senso di nausea che vi accompagnerà per più di qualche pagina. Vi scoprirete stupiti, increduli e arrabbiati, ma sono certa che come me farete buon uso di queste emozioni utilizzandole come slancio interiore per parlare a chi ancora non li conosce di Shin e della sua triste storia.

 

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