“La forma fragile del silenzio”, Fabio Ivan Pigola

0 Flares 0 Flares ×

La forma fragile del silenzioHo letto “La forma fragile del silenzio” spinta da un richiamo misterioso avvertito non appena entrata in libreria. Mi sembrava interessante leggere di una storia narrata da un adolescente che da un momento all’altro si trova immerso in un mondo senza suoni.

Il protagonista è un ragazzo ancora minorenne che ama trascorrere il tempo con una compagna d’eccellenza: la musica. Il suo talento è quello di saper suonare la chitarra e il suo bisogno quello di ascoltare le note come fossero un medicamento quotidiano necessario e irrinunciabile.

Accanto a lui un gruppetto di amici dai nomi un po’ bizzarri e uno zio sempre presente di quelli che tutti vorrebbero avere. Insieme agli amici, il nostro protagonista si esibisce in performances musicali energiche e accattivanti che in qualche modo lo accompagnano passo dopo passo nell’attraversamento di questa età così complicata e ricca di opportunità, ma anche di scelte da fare e decisioni da prendere.

Sembrerebbe la vita di un adolescente qualunque, ma un giorno le sue amate cuffie gli rivelano un futuro scoraggiante: le note, i rumori, i suoni, le voci degli amici diventeranno solo un ricordo, dal momento che da lì a poco perderà l’udito.

Ed ecco che allora nella voracità dei suoi sedici anni, il protagonista del romanzo prova a vivere fino in fondo ogni esperienza: si lascia emozionare ancora di più dalla musica, accetta di aiutare lo zio nel suo lavoro di imbianchino, inizia ad assaporare il sentimento ancora acerbo dell’amore e rinsalda quello più maturo dell’amicizia, ricerca occasioni sempre nuove per udire anche i suoni più impercettibili provenienti dal mondo magico della natura.

Eppure insieme a questo guizzo di energia prendono forma anche la preoccupazione, la paura, il senso di ingiustizia, il bisogno di riflettere su quello che verrà. Di fronte all’avanzare di un handicap uditivo il nostro protagonista vivrà sentimenti contrastanti che lo accompagneranno in un processo di maturazione rapido e irruente.

Fabio Ivan Pigola ha scritto un romanzo difficile. Non è stato semplice leggerlo, non per via della forma che ho trovato molto garbata e raffinata, ma a causa del tema così denso. Parlare di adolescenza non è affatto facile: si rischia sempre di scadere nella banalità o di ritrarre il quadro non proprio veritiero di una società giovanile degradata e priva di valori. Il rischio è ancora maggiore quando si accosta al tema adolescenziale quello della disabilità.

Il pregio di questo romanzo, al contrario, è quello di dipingere dei giovani capaci di vivere la propria età con una sana vitalità e con la voglia di stringere relazioni significative e durature. Sono queste infatti che consentono al protagonista di affrontare il disagio e il dolore, di fare tesoro giorno dopo giorno di tutto quello che è ancora in grado di udire, in modo da creare una memoria interiore dove anche il silenzio può riappropriarsi dei suoi suoni per raggiungere la sua nuova fragile forma.

Consigliato a tutti e soprattutto ai più giovani che forse si ritroveranno nel linguaggio dei protagonisti, e agli amanti della musica che ritroveranno in questo romanzo le note e gli strumenti tanto amati.

Ancora una volta, buona lettura! 

0 Flares Facebook 0 0 Flares ×

Lascia un commento

quattordici − 8 =