“La porta”, Magda Zsabò

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LaportaChe strano personaggio Emerenc! Misteriosa, caparbia, generosa e apparentemente ostile. Magda Zsabò, scrittrice ungherese recentemente scomparsa, ha saputo dare forma a una donna dal carattere originale, fatto di elementi contrastanti che catturano il lettore completamente.

Un personaggio insolito, fuori dal comune, capace di sollevare riflessioni sul valore dell’esistenza umana, sull’amicizia, sui rapporti con gli altri, sulla possibilità di operare scelte personali e indipendenti.

Quanto ci si può addentrare nella vita di una persona cara allo scopo di salvarle la vita? E se la vita che le abbiamo tanto generosamente salvato non è più quella in cui questa persona può adesso riconoscersi? Mi sembra che la scrittrice ungherese sia stata abile a porre numerosi interrogativi senza mai lasciar trapelare una risposta che sia quella definitiva. Forse perché una risposta assoluta non esiste: ognuno è padrone di se stesso e in virtù di questo anche una donna come Emerenc, la “vecchia serva” del romanzo, non smette mai di sottrarsi alla volontà altrui…piuttosto è lei a imporre agli altri la sua controversa personalità!

Ma andiamo con ordine…ci troviamo di fronte al racconto della relazione ventennale tra Emerenc e l’altra protagonista del romanzo, scrittrice e sua datrice di lavoro. Nell’Ungheria del secondo dopoguerra nasce e si trasforma questo rapporto tutto al femminile, e nell’incedere del suo cambiamento anche le due protagoniste cambieranno, acquisendo nuove consapevolezze e purtroppo anche perdendo qualcosa di sè.

“La porta” che dà il nome al romanzo è l’emblema di questa relazione, una relazione che non appare mai del tutto chiara e limpida, che si staglia al confine tra l’accoglienza e la distanza dall’altro. Questa porta può rimanere serrata, ma può anche essere dischiusa, ed è Emerenc a deciderlo…almeno così sembra fino ad un certo punto. Ma non voglio svelarvi nulla: sarebbe un vero peccato scoprire adesso il nòcciolo del libro! La lettura, a mio avviso, cammina sempre di pari passo con il desiderio di far da sé ogni possibile scoperta!

Vi dirò semplicemente che l’autrice disegna con maestria i tratti di un legame profondo, di quelli in cui non è necessario produrre parole per intendersi alla perfezione. Ma come in tutti i rapporti d’amore, anche in questo non mancano i dissapori, le delusioni, i fraintendimenti…ci vuole coraggio per superare i momenti di impasse. Ne saranno capaci le due protagoniste? Sta a voi scoprirlo!

Una nota di merito va al ruolo conferito dalla scrittrice ai numerosi animali domestici che si incontrano nel romanzo. Sia i molteplici gatti sia il cagnolino Viola (sì, proprio Viola! Un cane maschio con un nome femminile…scoprirete il perché solo leggendo il romanzo!), tutti questi animali hanno il compito di sconfiggere la solitudine e di mostrare l’eterna verità che solo un animale può riuscire a comprendere veramente l’uomo e a rimanergli fedele sempre e in ogni circostanza.

Un libro davvero stimolante, ricco di ingredienti interessanti, capace di produrre spunti di riflessione dalla prima all’ultima pagina. Lo consiglio a chi è amante della buona scrittura, dello stile ricercato ma mai noioso, delle storie originali in cui la comprensione procede attraverso la progressiva composizione di un puzzle stupefacente.

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