“Non dirmi che hai paura”, Giuseppe Catozzella

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Non dirmiNon leggevo un romanzo così attuale e così toccante da molto tempo. Leggo moltissimo e mi capita di appassionarmi a quasi tutte le mie letture, ma questo libro è una perla rara ed è talmente speciale che merita di essere consigliato a tutti. Si tratta di una storia che prende spunto dai fatti realmente accaduti ad una bambina, poi giovane donna, che potrebbe rappresentare tutte le donne  sfortunate che vivono in zone di guerra.

Giuseppe Catozzella ha raccontato la vita di Samia, facendone una protagonista alla quale viene naturale affezionarsi. Ne ha parlato con eleganza e leggerezza, sebbene il contenuto della storia non sia affatto lieve ma al contrario duro e triste come pochi.

Conosciamo Samia quando ha solo 8 anni e ha appena scoperto che nella sua vita vuole essere un’atleta. La corsa è il suo unico svago in un paese, la Somalia, in cui la guerra e l’integralismo islamico hanno costretto la popolazione a rinunciare alla libertà e alla serenità.

A Mogadiscio peró si prova a resistere e a non piegarsi all’orrore e alla violenza degli attentati e delle mine antiuomo. Samia e la sua famiglia conducono una vita umile dove l’affetto reciproco è la sola ed unica ricchezza che possiedono, un bene inestimabile e un conforto ben più grande di qualsiasi altro.

Samia è una bambina coraggiosa e temeraria. Con lei i numerosi fratelli e soprattutto la sorella maggiore Hodan condividono il cibo e lo spazio per dormire, ma anche i desideri e i sogni che una vita come la loro tenta ogni giorno di rubare. Ma a proteggere l’incanto dell’infanzia ci sono aabe e hooyo, papà e mamma, genitori amorevoli, capaci di ascoltare e aiutare i figli con grande forza d’animo.

Tuttavia la vita a Mogadiscio è assolutamente imprevedibile: si può andare al mercato e non fare più ritorno a casa, si può essere sorpresi per la strada da militari pronti a puntarti un’arma contro, si può essere costretti ad indossare il burqua mettendo da parte identità e libertà. Non si è liberi a Mogadiscio e Samia lo sa bene, ma il suo cuore innocente non vuole rinunciare al futuro! La giovane protagonista di questa storia ama così tanto il suo paese da decidere di voler diventare un’atleta anche solo per gareggiare con orgoglio davanti al mondo intero per la sua Somalia. Il suo sogno più grande è quello di partecipare alle prossime  Olimpiadi e, così, spinta da una grandissima forza di volontà, Samia allena senza sosta quelle sue gambette gracili, già provate dagli stenti della fame. Si allena tanto, Samia, e viaggia, viaggia ancora di più, fino ad intraprendere un Viaggio incomprensibile. Ma io preferisco non svelarvi nulla di più sul suo destino. Vi consiglio semplicemente di concedervi il tempo per fare la sua conoscenza perché questo incontro sarà fonte di molte emozioni travolgenti.

Sappiate però che quello che leggerete forse non vi piacerà, perché leggerete di una verità cruda e spietata, ma allo stesso tempo amerete tanto questo romanzo perché vi offrirà la possibilità di incontrare le speranze nutrite da coloro che non conoscono altro se non guerra e violenza e che sperano semplicemente di trovare un luogo in cui poter essere accolti. 

Non dirmi che hai paura” è una testimonianza preziosa, un romanzo di denuncia contro l’ingiustizia e la cattiveria della società, una voce da ascoltare con il cuore e le braccia spalancate.

Perché quando una barca in mezzo al mare diventa l’unica àncora di salvezza alla quale affidare sogni e speranze, allora è necessaria una riflessione sulla dignità dell’uomo. Perché una barca non può essere un salto nel vuoto né tantomeno un punto interrogativo messo a croce sul futuro.

Buona lettura.

 

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