“Sembrava una felicità”, Jenny Offil

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Sembrava una felicitàQuando ho conosciuto questo libro non sapevo bene cosa aspettarmi. Avete presente quando ci  si sente attratti da un romanzo anche se non si conosce né l’autore né la trama? Ecco, questo è esattamente quello che è successo a me con “Sembrava una felicità“.

A volte capita di posare lo sguardo su una copertina e avere un colpo di fulmine, innamorarsi di un titolo, ascoltare le parole di apprezzamento di librai e lettori, e quindi innamorarsi perdutamente di un libro. Ma come spesso succede in amore, bisogna pazientare un po’ prima di conquistare l’oggetto del desiderio e così anch’io ho dovuto aspettare paziente di acquistare una copia di questo romanzo. L’occasione ghiotta è arrivata con l’apertura di Una marina di libri, festival del libro che si svolge da anni qui a Palermo, la mia città. Allo stand di NN editore ho svaligiato il banco, e tra i vari  titoli presenti in catalogo questo romanzo è tra quelli che ho portato a casa con piena soddisfazione!

Una volta giunto tra le mie mani, “Sembrava una felicità” mi ha rapita completamente. Come dicevo prima, non sapevo bene cosa aspettarmi… ma devo dire che in un certo senso sono rimasta spiazzata e piacevolmente sorpresa da questo piccolo lavoro letterario. Perché “Sembrava una felicità” non è un romanzo qualunque, è la poesia che si fa prosa, è un susseguirsi di frasi delicate e armoniose che saltano da una pagina all’altra pronte a posarsi lievi sull’animo del lettore.

La protagonista, della quale non conosceremo mai il nome, racconta di sé, della sua vita di coppia e della sua figlioletta appena nata; descrive passo passo i cambiamenti che derivano dal trascorrere del tempo, cambiamenti che riguardano se stessa e il mondo che la circonda. Il tutto condito con citazioni e curiosità di vario genere che si incastrano perfettamente tra i periodi della narrazione.

Sembrava una felicità” è soprattutto la storia di un matrimonio che prende l’avvio da un amore folle e romantico e procede nella giusta direzione fino a che la scintilla non rischia di estinguersi come una lampadina che si accende e si spegne senza mai fulminarsi definitivamente. I sentimenti della protagonista fanno questo gioco, e, instabili e carichi di domande, si insinuano tra le pagine. Molte emozioni come la rabbia e la paura prendono forma e la donna prova a contrastarle con lezioni di yoga e sedute di analisi. C’è un momento nel testo in cui la protagonista è talmente invasa da questo mucchio inestricabile di pensieri e sensazioni che ha bisogno di prenderne le distanze e quasi separarsene per poterli forse osservare dall’esterno. Così anche la narrazione viene condizionata da questo cambio di prospettiva tanto che se fino ad un certo momento è la protagonista a parlare in prima persona, all’improvviso succede che sia una voce fuori campo a raccontare le vicende e l'”io” della protagonista perde di forza. Se alla fine della storia la donna  riuscirà a ritrovare se stessa, ovviamente lascio scoprirlo a voi… sappiate soltanto che in fondo alle pagine scoprirete se la felicità sia in effetti solo un’apparenza o sia davvero una forma di realtà.

Una scrittura bellissima e commovente, di quelle che evocano immagini profonde e personali, caratterizza la penna di questa scrittrice americana. Jenny Offill parla dritto al cuore e invoglia il lettore a chiudere gli occhi e a lasciarsi trasportare dall’atmosfera riflessiva che emana il suo romanzo.

Un libro da leggere tutto d’un fiato e poi riaprire quando si ha voglia di ritrovare qua e là piccole perle di saggezza dal valore inestimabile. 

Buona lettura.

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